Stefano Bussolari
La riconquista del territorio da parte del cervo si è fatta più marcata dalla fine del Novecento, favorita dall’abbandono rurale della montagna e dall’adozione di criteri gestionali più sensibili alla salvaguardia della fauna selvatica “nobile” come patrimonio e servizio ecosistemico più che risorsa meramente venatoria determinata da carni e trofei di pregio. Va fatto osservare che gli esemplari reintrodotti hanno progressivamente evidenziato caratteristiche ponderali, fenotipiche e di qualità dei palchi mediamente superiori a quelli delle zone di provenienza.
Dal XVII secolo in avanti il cervo evidenziò una progressiva scomparsa in tutta la penisola, compreso il territorio appenninico della nostra regione. Intorno al 1840 fu reintrodotto in quest’area, con soggetti di provenienza mitteleuropea, dall’Ispettore forestale boemo Karl Simon, consulente, per le foreste del Casentino, del Granduca Leopoldo II di Toscana. Dal 1950 si diede continuità alla ricolonizzazione, grazie ad iniziative del Corpo Forestale dello Stato, nelle Foreste Demaniali appenniniche. Ricordiamo il rilascio di 11 cervi nel Casentino tra il 1950 e il ‘64, di 7 soggetti traslocati in Acquerino dal Tarvisano tra il 1958 e il 1965 e di 8 cervi in Alta Garfagnana tra il 1966 e il 1970 (Poggi 1992).
Lo sviluppo corporeo della specie in Appennino è funzionale a caratteristiche ambientali con inverni più miti e abbondanti risorse trofiche comparativamente alla zona alpina. È considerato un pascolatore di tipo intermedio in quanto alterna la brucatura al pascolo; la sua alimentazione è costituita per il 60% da vegetazione erbacea. Sebbene la quantità di cibo ingerito sia fluttuante e condizionata da esigenze energetiche variabili (muta del mantello, ricrescita del palco, riproduzione) è in grado di ingerire dai 7 ai 16 kg/giorno di sostanza verde in funzione del sesso e dell’età. Durante l’inverno e primavera incipiente, il cervo si alimenta pure di corteccia; lo scortecciamento avviene in genere su piante di diametro limitato e scorza liscia.
Cibandosi dei prodotti di varie cultivar ed essendo interesse collettivo che la collina non sia abbandonata dal presidio degli agricoltori, occorre cercare di prevenire gli impatti e gli asporti con adeguati presidi di prevenzione. Essendo specie gregaria e dal peso medio di 160-220 Kg (maschi) e 90-110 Kg (femmine) oltre al danno da brucatura, da morso e da scorzatura, le coltivazioni sono compromesse dal calpestio. In caso di transito di più animali possono risentire erbacee e arboree in sesto o singole (castagni, vigneti, oliveti, meli, drupacee e rinnovazioni forestali), impattando su piante giovani e su cereali o foraggere nelle varie fasi fenologiche. Il danno di tipo etologico e comportamentale è causato dall’attività di sfregamento del palco (fregoni) e capita nei periodi di pulitura del palco e riproduttivo.
Lo strumento più proficuo per ridurre i danni alle coltivazioni è dato dalle recinzioni. La posa di recinzioni crea un ostacolo fisico al passaggio degli animali e al contempo una barriera psicologica condizionandone il comportamento successivo. Alcune recinzioni in maglie intrecciate di ferro se ben interrate rappresentano sicuramente una barriera. Sono realizzate con reti metalliche alte almeno 1,90 mt, per impedire il sormonto. Il costo di una recinzione contenitiva tradizionale è di circa 25/30 euro al metro e comprende i pali di sostegno, la rete o steccato in acciaio “crapal”, l’escavatore per lo scavo della linea dove interrare la rete e la posa dei pali. La recinzione elettrica per un perimetro di 500 metri, corredata di recinto mobile, con batteria da 130 Ah della durata di circa 2 mesi, ha un costo che si aggira sui 400 euro.
L’efficacia dei recinti elettrici è in funzione di una manutenzione continua con taglio raso delle erbe sotto l’ultima calata, per evitare l’effetto massa. Due fili elettrificati, pur non rappresentando un grande argine fisico, possono avere un buon effetto psicologico associato allo stimolo negativo da contatto. Recinzioni con quindici fili elettrificati raggiungono sicuramente entrambi gli effetti. Le recinzioni descritte sono appropriate in situazioni in cui l’obiettivo sia ottenere la totale esclusione dei cervi da arboreti.
Recinzioni più economiche che raggiungano il 50-60% di efficacia potrebbero performare in intenti di riduzione del danno su appezzamenti coltivati a cereali o foraggere; dato il minor margine di guadagno del prodotto. Durante il periodo di crescita vegetativa e durante la stagione riproduttiva, potrebbe essere utile installare recinzioni temporanee, tipo polipropilene per neve o multi-maglie (polytape). Queste ultime sono meno costose delle strutture fisse, ma non durature.
L’utilizzo di repellenti chimici a base di concimi azotati e barriere olfattive e gustative seminaturali a base di capsaicina, aglio od oli essenziali, hanno efficacia parziale. L’uso di dissuasori visivi e acustici (led a luci blu notturne, ultrasuoni ad alta frequenza, detonazioni irregolari) crea beneficio ma tende a limitarsi nel tempo
Il Cervo è un ruminante con stomaco poligastrico composto da quattro scomparti, che si adatta a numerose tipologie alimentari, da cibi ricchi di proteine e poveri in fibre (germogli, giovani foglie, apici vegetativi, frutta, erbacee, ecc.) a cibi ricchi di fibra. La sua dieta è quindi costituita sia da germogli sia graminacee (quelle coltivate in particolare se ubicate in contesti ecotonali), prati polifiti e leguminose, ma anche da ricacci, tegumento e vegetali legnosi. Le graminacee e le leguminose rappresentano in primavera fino al 70% della biomassa ingerita, mentre in inverno le bacche e le essenze legnose concorrono fino al 50% della dieta. E’ specie potenzialmente ubiquitaria ma in pianura, se si eccettua la presunta sottospecie relitta ed endemica del Bosco Mesola, è piuttosto raro (qualche avvistamento di soggetti in dispersione dal lockdown in poi). Predilige in genere i meno rumorosi territori appenninici dai 400 metri sino ai crinali; il gradiente altitudinale tende a scendere in inverno.
I presidi di prevenzione possono essere acquisiti con un contributo previsto, a domanda delle Aziende interessate, dai bandi periodici afferenti al P.S.R.. Per informazioni contattare i Settori Agricoltura Caccia e Pesca della Regione, suddivisi per ambiti territoriali o le Organizzazioni Professionali Agricole.




