rubrica settimanale di agricoltura,
ambiente ed economia.

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Volpe: specie diffusa, ma vengono segnalati cali di presenza

volpe

Stefano Bussolari

La volpe comune o volpe rossa (Vulpes vulpes – Linnaeus 1758) è oggi ben diffusa nella ecozona paleartica, comprendente anche l’Europa, è specie ubiquitaria dal livello del mare fino ad oltre 2000 metri in Alpi e Appennini, classificata a “rischio minimo” dalla Lista Rossa Iucn.
Ha ricolonizzato significativamente la Pianura Padana dagli anni Ottanta riuscendo a ricavarsi nicchie utili anche in aree rurali intensive, in habitat forniti da ripristini ambientali seminaturali (boschetti e macchie radure), in ambienti fluviali arginati e affacciandosi sino alle aree urbane. Le tane sono allestite dal tardo inverno, stagione in cui la femmina restringe la sua attività intorno alle stesse.

Sfrutta all’occorrenza tane di altri mammiferi fossori, in genere tasso e istrice con i quali può condividere parti del complesso sotterraneo di camere e gallerie. Non di rado, altresì, costruisce in primis e direttamente il rifugio, rivelando inusitate ma efficaci attitudini di escavazione che, osservando la sua morfologia, non le si attribuirebbero immediatamente. La tana è spesso articolata in uno svincolo di gallerie, con diverse entrate, marcate dal secreto odorifero di ghiandole situate nella zona addominale del canide.

Nella pianura dell’Emilia Romagna la volpe sino a pochi anni fa si collocava al vertice della catena ecologica, in quanto non erano presenti predatori di grossa taglia e piramidali come il lupo. Dal 2023 si è registrata anche in pianura una presenza più strutturata del lupo con alcuni nuclei familiari e non solo individui in dispersione; come conseguenza la presenza della volpe ha subito una flessione in quanto sia possibile preda del lupo (“intraguild predation”) che competitore soccombente nei confronti di questi rispetto all’approvvigionamento di prede di piccola e media taglia potenzialmente presenti in un determinato areale di riferimento.

Stesso discorso vale per lo Sciacallo dorato che, seppure più raro, compete con la volpe nel reperimento della sostanza trofica che può offrire un territorio e benché specie spazzina (‘scavengers’) può scacciare il predatore più piccolo per assicurarsi il pasto, un fenomeno noto con il nome di cleptoparassitismo. Sono ipotizzabili quindi scaramucce tra Sciacallo e Volpe per la preda o per la carcassa (anche la volpe può essere uno spazzino).
Non ho contezza di predazioni di sciacallo su volpe, essendo che eccezionalmente anche lo sciacallo preda. Infatti, nel Carso triestino a inizio dicembre 2021 una fototrappola ha ripreso per la prima volta in Europa una predazione da parte di sciacallo dorato ai danni di un individuo di capriolo (Filacorda e Frangini 2022 UniUD). Sia la presenza di volpi sia di sciacalli dorati è in buona sostanza regolata sia dalla capacità portante del territorio in termini di disponibilità alimentare che dal lupo, quando presente in maniera non sporadica.

Scorrendo i dati di presenza forniti dalla Regione Emilia Romagna, rispetto al 2022/’23 la densità odierna di volpi per Km quadrato si attesta al di sotto di 0,80; indice in linea con le densità medie riportate per l’Italia e sostenibile comparativamente ad alcune finalità del piano regionale stesso che tuttavia permane in vigore.

La principale misura di contenimento ecologica e non cruenta della volpe è rappresentata dalla eliminazione della disponibilità delle fonti trofiche artificiali. Oltre all’auspicabile adeguamento dei contenitori di rifiuti urbani e alla recinzione delle discariche, un’altra fonte trofica artificiale che andrebbe fortemente ridimensionata per non incrementare il numero di volpi è costituita dalla minore disponibilità di animali appartenenti alle specie selvatiche immessi sul territorio a fini venatori, soprattutto galliformi (es.: immissioni di fagiani “pronta caccia”).
La richiesta e la possibilità effettiva di effettuazione del piano regionale di controllo delle volpi con finalità anti-predatorie non risulta infatti compatibile con il simultaneo svolgimento di immissioni faunistiche finalizzate al prelievo venatorio. Gli istituti faunistici che intendono quindi avvalersi del piano di controllo regionale devono rinunciare a questa possibilità per tutto il periodo pluriennale di attuazione del piano medesimo.

Nelle aree ad agricoltura intensiva sarebbe necessario promuovere l’incremento della disponibilità di siti di rifugio e di nidificazione per la fauna tramite la conservazione e realizzazione di aree incolte, siepi, boschetti. La Regione provvede periodicamente all’approvazione di appositi bandi per il finanziamento di tali interventi.
Analogamente gli ATC e gli Istituti privati, con particolare riferimento alle Aziende Faunistico-Venatorie, nei territori di competenza, così come previsto dalle normative vigenti, stanziano fondi per interventi ambientali atti ad agevolare la sosta e la riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.

Per quel che riguarda gli allevamenti di bassa corte (avicunicoli) è necessaria la messa in opera di metodi di protezione incruenti consistenti nella corretta gestione degli animali allevati come la presenza di una idonea recinzione che eviti l’ingresso della volpe e il ricovero notturno degli animali. Il piano di controllo può essere attuato nei terrapieni o negli argini pensili laddove gli Enti gestori della rete viaria, ferroviaria o dei corsi d’acqua, i comuni, la protezione civile o altri soggetti preposti alla sicurezza pubblica rilevino situazioni di criticità documentate, georeferenziate e direttamente collegabili alla presenza di tane di volpe; fatto salvo il prioritario ricorso ad azioni di dissuasione, cattura e/o allontanamento dei soggetti sia adulti sia giovani ed esclusivamente nel caso in cui i suddetti metodi non abbiano sortito effetti.

Qualora gli interventi non rivestano carattere di urgenza, è necessario un supplemento di istruttoria che la Regione produce ad Ispra per il previsto parere, che riporti i risultati di un monitoraggio delle arginature e dei terrapieni considerati a rischio, con indicazione della metodologia di rilievo impiegata e con rilevazione e mappatura georeferenziata di ciascuna delle tane a rischio, ivi comprese anche tane attribuibili ad altre specie fossorie. In tale istruttoria andranno definite altresì le aree di intervento, da selezionare tra le zone che presentano maggiore criticità, la metodologia di intervento, le tempistiche d’intervento e il personale coinvolto nelle diverse funzioni e attività, con i relativi ruoli e responsabilità (Regione Emilia Romagna – Delibera di Giunta196 del 05/02/2024).

Aspetti riproduttivi

La gestazione dura circa 52 giorni e dopo i parti i cuccioli (4/5) restano per 10-15 settimane all’interno o nei pressi di un sistema di tane; possono essere spostati da una tana all’altra prima dello svezzamento. Raggiungono la maturità sessuale verso i 10 mesi e la durata della vita in natura è piuttosto bassa, in media sui 3-4 anni. La lunghezza di un adulto varia da 55 a 90 cm, coda esclusa (quest’ultima varia da 30 a 45 cm.); l’altezza alla spalla varia da 35 a 40 cm; il piede posteriore va da 13,5 a 16 cm e il peso medio varia da 7 a 8 Kg, circa.

Si presenta snella nella silhouette con muso appuntito e lungo, orecchie grandi ed erette, coda lunga e folta e arti, in particolare gli anteriori, relativamente brevi. Il corpo, nella parte superiore, presenta colorazione tendente al rosso fulvo, marrone e giallastro, i lati hanno sfumature più tendenti al grigio, il labbro superiore è bianco, le orecchie sono di colore marrone con la parte esterna bruna scura o anche nera, le estremità degli arti sono quasi nere, le parti inferiori del corpo sono di colore chiaro, in genere biancastro, la coda è fulva con estremità biancastra. Le variazioni individuali e stagionali sono comunque notevoli. Le impronte delle zampe presentano lunghezza di circa 5 cm e larghezza di circa 4-4,5 cm.

Ha comportamento prioritariamente solitario e territoriale ma può pure condurre vita sociale complessa, in nuclei numerosi con una struttura ben definita, particolarmente in siti esenti da fattori di disturbo esterno.

Ha abitudini prevalentemente notturne e crepuscolari; percorre il suo territorio alla ricerca della risorsa trofica ed essendo un predatore, anche se non esclusivamente tale, la sua attività principale è rappresentata dalla caccia. In questo senso predilige insidiare topi, piccoli roditori, arvicole, lagomorfi (conigli e lepri), rettili, anfibi (rane in particolare), invertebrati, insetti, ma anche uccelli (in particolare terricoli e galliformi), In realtà si ciba, per una buona parte della sua dieta onnivora e opportunista, anche di vegetali, bacche, frutta, cereali, pesci e carcasse di animali rinvenuti morti.

Una non buona gestione dei rifiuti la può portare giocoforza ai margini degli insediamenti umani.