Stefano Bussolari (già Commissario Polizia locale città metropolitana di Bologna)
Il lupo grigio appenninico, conosciuto come lupo italiano (Canis lupus italicus – Altobello 1921), anche se in un dibattito zoologico in parte ancora aperto, è classificato come una sottospecie del lupo grigio europeo.
Ha una corporatura sensibilmente meno robusta del consimile continentale e danubiano (con cui è interfecondo), con un peso che varia tra i 25 e i 35/40 kg, e una lunghezza che può raggiungere i 115 cm. L’altezza è compresa tra i 50 ed i 70 cm. Il suo mantello è di colore grigio-fulvo, con sfumature più scure sul dorso e sulla coda.
Il lupo appenninico è all’apice della piramide trofica ed è prevalentemente carnivoro. La sua dieta è costituita principalmente da ungulati selvatici, come cinghiali e caprioli. Occasionalmente, può nutrirsi anche di piccoli mammiferi, uccelli e, più raramente, di frutti o vegetali.
Nella gestione faunistica del secolo scorso la specie ha visto ribaltarsi il piano prospettico del suo livello di protezione da “nocivo” per eccellenza nella prima metà del Novecento e, quindi perseguitato e abbattuto senza tregua, a specie protetta dal 1971 (Decreto “Natali”), poi particolarmente protetta dal 1992 (Legge 157) e, a livello comunitario e internazionale, specie che richiede una protezione rigorosa ai sensi dell’Allegato IV, Direttiva 92/43/CEE e dell’Allegato II, Convenzione di Berna del 19 settembre 1979.
Questa inversione ha consentito ai pochi esemplari superstiti negli anni ’70 nelle zone collinari più impervie, di reinsediarsi progressivamente su tutta la dorsale appenninica nel giro di 30/40 anni e, dal 2014, di fare la comparsa anche nella pianura padana emiliana.
Pur svolgendo un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi, essendo un predatore piramidale, la sua presenza specie in pianura va sempre accompagnata da un adeguato livello comunicativo che vada a rimuovere alcuni timori atavici dell’uomo.
Il lupo di fatto contribuisce significativamente a controllare le popolazioni di ungulati, evitando il loro eccessivo aumento. Sappiamo cosa significhi in termini di incidentalità stradale e impatto sulle colture agrarie la presenza sbilanciata, particolarmente in pianura, di caprioli e cinghiali.
Il lupo favorisce le corrette densità, distribuzione e comportamento delle prede, favorendo la biodiversità complessiva, la sicurezza veicolare e la protezione dei raccolti. Più raramente è il lupo stesso a essere vittima di investimenti stradali; mentre è ormai acclamata la sua positiva azione di predazione anche verso la nutria (Myocastor coypus), la cui massiccia presenza nei nostri territori e canali come specie esotica ed invasiva è trattata dal Regolamento (UE) n. 1143 del 2014 e oggetto di piano di controllo da parte della Regione Emilia Romagna ai sensi della D.G.R. 546 del 2021.
Fino al 2022/’23 nella nostra regione le segnalazioni sui siti di avvistamento confermavano sì la presenza del lupo anche in pianura ma con presenze sporadiche, in dispersione e non strutturate in nuclei familiari (branchi), fatto salvo per gli eventi riproduttivi nell’Argentano e nella macroarea del Delta del Po, che sono stati tra i primi in pianura padana e risalgono al 2020. Tra il 2023 e il 2024, nelle rispettive primavere sono verosimilmente nate delle cucciolate composte da 2 a 6 cuccioli anche in pianura. I punti di incontro riproduttivo ed i ripari (“rendez vous”) sono stati costituiti presumibilmente da aree boscate ripariali e golenali, ripristini ambientali, casse di espansione e zone marginali dismesse.
La Regione Emilia Romagna attua piani di conservazione e modalità di gestione che consentono di garantire la persistenza di popolazioni vitali di lupo, minimizzando contemporaneamente i conflitti con le attività produttive di allevamento. Se ciò dovesse comunque accadere le Aziende interessate possono chiedere entro 24 ore l’intervento dei Servizi Veterinari pubblici della Azienda Usl. La richiesta di contributo deve essere inoltrata alla Regione entro 5 giorni dal sopralluogo del veterinario corredata dal verbale.
Per richiedere assistenza tecnica gli interessati possono inviare una mail a difesaLupo@regione.emilia-romagna.it o lasciare un messaggio alla segreteria telefonica del numero 051 6375090 . Per la Pianificazione faunistica e l’Osservatorio per la gestione della fauna selvatica della Regione Emilia Romagna potete contattare la Funzionaria di riferimento (telefono 051 5279616, email: sonia.braghiroli@regione.emilia-romagna.it).
Il link utile è: https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fauna-e-caccia/fauna/gestione-lupo
Per ulteriori informazioni sulle procedure, le pratiche e le tempistiche potete contattare i Servizi Agricoltura Caccia e Pesca nelle singole province della Regione E.R.; il link utile è https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/chi-siamo/ambiti-territoriali-della-dg-agricoltura.
La densità di presenza dei lupi in branco è direttamente proporzionale alla capacità trofica alimentare del territorio; un branco frequenta in genere un areale che può variare dai 50 ai 200 Km quadrati. Il monitoraggio dell’entità di presenza della specie è piuttosto complesso, quindi consiglio di inviare le preziose informazioni dettagliate sugli avvistamenti alle Polizie provinciali o alla Polizia locale della Città metropolitana o agli Uffici preposti della Regione Emilia Romagna (Direzione generale agricoltura, caccia e pesca) essendo il più possibile dettagliati ed evitando la condivisione sommaria sui “social’’, che spesso determina conte doppie o triple e percezioni non supportate scientificamente.
Il lupo, infatti, è una specie protetta dalle normative comunitarie e nazionali. Recentemente, nel 2025, lo status di protezione del lupo è passato da rigorosamente protetto a protetto ai sensi della Direttiva Habitat. Questo non modifica l’obbligo legale degli Stati membri di proteggere la specie e preservarne le popolazioni, ha dichiarato Jessika Roswall, Commissaria per l’ambiente.
Un attento monitoraggio del lupo comprende tutte le forme di Collaborazione possibili tra i Soggetti interessati (agricoltori, gestori del territorio, ambientalisti, residenti, ecc.) e le istituzioni preposte, ma le valutazioni metodologiche spettano esclusivamente alla Regione in considerazione del fatto che la specie è comunque trattata con un alto livello di protezione e conservazione.
È dunque necessario, allo stato dei fatti, lavorare esclusivamente in termini di prevenzione. Come per gli altri grandi carnivori, evitare di attirare il lupo nei pressi degli insediamenti umani è elemento essenziale per una convivenza equilibrata. Attrarli con il cibo aumenta il rischio di innescare il processo di abituazione, cioè e creare soggetti confidenti di difficile gestione. I cuccioli di lupo, soprattutto dai mesi da agosto in poi, possono essere visibili e “contattabili”. Questa è una fase molto delicata per i giovani lupi, una fase in cui possono più facilmente essere soggetti ad abituazione nei confronti dell’uomo.
Il territorio dell’Emilia Romagna, dal punto di vista zootecnico, è caratterizzato dalla presenza di numerose stalle di bovini da latte per la produzione del Parmigiano Reggiano e di pochi allevamenti ovi-caprini. I lupi difficilmente predano bovini adulti, sia per la taglia, sia per il sistema di gestione (stabulazione in stalla). Al contrario, gli ovi-caprini sono invece tendenzialmente più soggetti a predazioni. I lupi, in contesti planiziali frequentano, più o meno regolarmente, le pertinenze delle grandi stalle dei bovini da latte, in particolare i letamai, dove possono trovare cibo “facile”, rappresentato principalmente da placente, vitelli morti, feti smaltiti in modo irregolare e carcasse animali in attesa di smaltimento. L’abbondanza di queste risorse, fungendo da continuo richiamo per i lupi, può determinare diverse conseguenze sgradite come la modifica dell’ecologia naturale del grande predatore; l’aumento del rischio di predazione su bovini (vitelli appena nati); l’aumento del rischio di predazione su animali da compagnia (cani di piccola taglia) presenti in stalla o nelle vicinanze in orari notturni; l’aumento nella probabilità di avvistamento nei pressi degli abitati; l’aumento della “confidenza” verso l’uomo e le sue attività.
L’obiettivo principale deve essere quello di evitare in tutti i modi che i lupi, nei pressi delle stalle, possano alimentarsi di qualsiasi fonte di cibo perciò: le carcasse dei bovini, le placente e i feti vanno smaltiti secondo il Regolamento (CE) n. 1069/2009; i bovini adulti morti, in attesa dello smaltimento, dovrebbero essere deposti in un luogo inaccessibile; le bovine che per qualsiasi motivo non siano in grado di reggersi in piedi non dovrebbero essere lasciate fuori stalla, ma in apposti locali infermeria.
Il lupo, dal punto di vista trofico, è un animale molto adattabile a diverse situazioni antropiche; il cibo per i cani e i gatti non deve essere lasciato nei pressi delle abitazioni, delle colonie feline e delle stalle. Crocchette, avanzi di cibo, e scarti di macelleria, se lasciati regolarmente e in abbondanza, possono diventare un forte attrattivo per i lupi e possono essere sfruttati maggiormente dai soggetti più deboli o non associati stabilmente ai nuclei familiari. La predazione di lupo sul cane, per quanto rara, è un fenomeno possibile; soprattutto negli orari notturni, i cani non da specifica guardiania, andrebbero ricoverati in un posto sicuro, come un box, oppure in un locale chiuso. In un’area di presenza di grandi predatori è fortemente sconsigliato l’utilizzo della catena. Si rammenti che in Emilia Romagna l’uso della catena è vietato (LR 5/2005).
Durante le passeggiate è opportuno tenere i cani al guinzaglio. Il cane libero in alcune aree, oltre ad essere un potenziale disturbo per la fauna selvatica in genere, rischia di incontrare i lupi. Il cane libero, inoltre, costituisce una potenziale minaccia per la conservazione del patrimonio genetico della specie lupo in quanto è in grado di accoppiarsi e produrre prole fertile. I lupi in natura manifestano un comportamento diffidente e temono l’uomo, i nostri comportamenti devono essere volti a mantenere questa loro caratteristica.
In caso di presenza di una cucciolata di lupo in un contesto antropizzato, è buona norma evitare di arrecare disturbo (L.R. 8/1994), per esempio appostandosi sistematicamente nelle immediate vicinanze per compiere fotografie ed osservazioni. Questo potrebbe abituare i cuccioli alla presenza umana; per lo stesso motivo è fondamentale non alimentare mai artificialmente i piccoli.
Pur essendo il lupo, un grande carnivoro, il rischio che attualmente rappresentata per l’incolumità dell’uomo è davvero modesto, quasi nullo e decisamente inferiore a quello rappresentato da altri animali, selvatici e domestici, della stessa taglia. È comunque buona norma rispettare la natura del lupo e trattarlo come un animale selvatico. In caso di incontro fortuito con lupi non è necessario nessun comportamento particolare se non mantenere la calma, fermarsi, analizzare la situazione (il lupo farà lo stesso dategli il tempo e ripiegherà nel 99% dei casi). In caso di passeggiata con il cane bisognerà richiamarlo per evitare che insegua il lupo in aree chiuse (bosco).
I lupi che nascono e crescono in ambienti antropizzati mostrano generalmente un minor timore delle strutture di origine antropica, come le abitazioni, ma anche nei confronti degli autoveicoli e delle macchine agricole. Questo significa che avvistare un lupo con atteggiamento “tranquillo” in questi ambienti non è da considerarsi come una stranezza comportamentale, ma un adattamento all’ambiente in cui vive.
In pianura, grazie all’ambiente aperto, ormai è molto frequente avvistare i lupi. Nel caso, invece, si osservassero lupi con comportamenti confidenti, è comunque buona regola avvisare le autorità competenti (Polizia provinciale, Carabinieri Forestale, Servizi Veterinari e Regione). Un lupo confidente è un lupo che tollera ripetutamente le persone (riconoscibili in quanto tali) entro 20 metri, o che si avvicina attivamente e ripetutamente alle persone all’interno di questa distanza.
Per dissuadere i lupi dall’avvicinare le stalle, si possono inoltre utilizzare: cani da guardiania (es. razza pastore maremmano, nati per sorvegliare le greggi); dissuasori acustici faunistici (Daf), se necessario coadiuvati da sensori remoti; posizionamento di recinzioni elettriche lungo il perimetro dell’azienda o delle aree potenziali di accesso. Trattandosi di metodiche applicabili in svariate modalità tecniche, la cui efficacia è determinata dalla loro applicazione ottimale, è opportuno che ogni situazione aziendale sia valutata caso per caso, anche dagli organi tecnici di riferimento.




