rubrica settimanale di agricoltura,
ambiente ed economia.

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Le attività di pescicoltura e vallicoltura si difendono dal cormorano

cormorani

Stefano Bussolari

Il cormorano [Phalacrocorax carbo (Linnaeus, 1758)] è specie protetta; ne deriva che la sua gestione in relazione alla protezione delle attività umane non dovrà comprometterne la conservazione e la sopravvivenza (Convenzione di Berna).
L’impatto predatorio di questo volatile è grande perchè è specie opportunista e si nutre della risorsa ittica ovunque stanziata; i fiumi più poveri di pesci, con specie meno insidiabili, acque di scarsa qualità e abbassamenti di livelli per siccità, portano giocoforza il cormorano sugli allevamenti.

Il fabbisogno alimentare giornaliero del cormorano varia da circa 350 gr. fino a circa 550 gr di pesce, che costituisce l’oggetto quasi esclusivo della sua dieta, con variazioni legate alle dimensioni, al sesso, al clima, al contenuto energetico delle prede ed alle caratteristiche dei siti. Il cormorano compie spostamenti anche di alcune decine di chilometri ogni giorno per raggiungere i siti di foraggiamento. I dormitori (roost) sono ubicati generalmente presso aree umide ed in luoghi con scarsa presenza umana, così pure come i posatoi diurni. La specie un tempo frequentava maggiormente zone marine o salmastre; da oltre vent’anni è ormai diffusa largamente in regione anche nell’entroterra.
Il suo prelievo incide su un’ottantina di specie ittiche, alcune di queste già versano in stato di conservazione non favorevole, parlo (soprattutto per il profilo del danno di impresa), di lucci, trote mormorate, persici, anguille, tinche e temoli. In generale comunque prevale di gran lunga la predazione su specie molto più abbondanti come i Ciprinidi (carpe, cavedani, scardole, barbi, carassi, ecc.).

Gli interventi per contenere la predazione

La Regione Emilia Romagna finanzia interventi di prevenzione per gli allevamenti ittici, in assenza della quale non vengono riconosciuti i contributi per danni alle produzioni.
Dal 2016 sono approvati appositi bandi annuali per l’acquisto di materiale idoneo e a coloro che richiedono presidi per la protezione da specie protette, quali appunto gli uccelli ittiofagi, viene riconosciuta una priorità. Tutte le aziende che hanno richiesto contributi per danni, ma anche quelle sulle quali sono stati attuati interventi in controllo devono essere dotate obbligatoriamente e preventivamente di sistemi di prevenzione non cruenti ed ecologici.

I contributi per il finanziamento dei sistemi di prevenzione sono erogati con deliberazione di Giunta regionale e del Trattato sul funzionamento Ue che regolamenta gli aiuti de minimis nel settore della pesca e acquacoltura. Tutti i sistemi di prevenzione/dissuasione adottati nel corso degli anni: detonatore, dissuasore acustico, palloni predator, reticolo di fili, rete di frammentazione, sagome spaventapasseri ecc., si sono dimostrati efficaci nella prima fase, per poi divenire, nel volgere del tempo, indifferenti per i volatili.

Anche le coperture con reti anti-uccello si sono dimostrate parzialmente efficaci, evidenziando limiti di praticità determinati dalle dimensioni delle vasche; queste sono infatti spesso grandi bacini in terra la cui copertura richiede sostegni per le reti molto complessi da realizzare e dai costi onerosi rispetto ai bilanci aziendali. Le reti, peraltro, non impediscono del tutto l’accesso alle vasche da parte dell’avifauna, in quanto gli uccelli imparano ben presto a superare l’ostacolo camminando anziché volando. Le esperienze di copertura con reti hanno evidenziato inoltre impatti negativi sull’avifauna stessa, in quanto le specie di dimensioni più piccole rimangono frequentemente impigliate nelle maglie. La presenza delle reti rende inoltre difficoltoso il ricorso allo sfalcio meccanico della vegetazione riparia.

Nel piano regionale di controllo cormorano 2021/’26, la Regione fornisce un elenco di misure di prevenzione attuate nei vari contesti. Gli elementi di rifugio per i pesci sono una dissuasione valida ma sono nati originariamente come ripari attrattivi in habitat seminaturali destinati alla pesca. Hanno una discreta efficacia ma trovano difficile impiego in quelle aziende che praticano allevamento intensivo e la cattura con il sistema della “tirata” a tutto fondo, con questa tecnica tali rifugi andrebbero rimossi a ogni operazione (circa 2 catture stagionali per vasca). La prevenzione offerta dal riparo di vegetazione acquatica che crea nascondigli sui fondali, è un buon elemento di protezione del pesce, però ancora mal si concilia in quelle aziende in cui la cattura è effettuata ancora con la “tirata” a tutto fondo e lo sviluppo di vegetazione acquatica da sola non può garantire una tutela sufficiente per gli standard di una popolazione allevata, diversamente da quanto potrebbe accadere nel caso di una popolazione selvatica.

cormorano

Lo stoccaggio di taglie “a rischio” e riproduttori in bacini di più facile protezione in funzione dei picchi di presenza del cormorano è una buona modalità preventiva utilizzata parzialmente nel modenese. Non tutte le vasche, infatti, sarebbero a disposizione per questa metodologia, per le altre, tale pratica non sarebbe applicabile. Questo metodo per maggiore efficacia andrebbe affiancato alla protezione tramite reti delle vasche ove non si sono separati i pesci.

Le dissuasioni acustiche e visive sono efficaci per limitati periodi di tempo passati i quali, come riportato in numerosi studi, i predatori mostrano assuefazione al deterrente, in mancanza di uno stimolo rafforzativo che permetta di associare allo stimolo ottico-acustico una reale fonte di pericolo.

La difesa tramite fili si è rivelata per i primi anni di applicazione come il più efficace tra i metodi ecologici. Tale metodo trova tuttavia alcuni limiti applicativi per alcune aziende che hanno vasche di estensioni superiori all’ettaro, sulle quali è complessa una corretta disposizione ed eventuale manutenzione. Le condizioni meteorologiche della stagione invernale possono creare criticità per i fili, che, se appesantiti dal ghiaccio, tendono a cadere in acqua, soprattutto in relazione alla notevole capacità adattativa del cormorano di sfruttare ridotte finestre temporali di inefficacia dei fili fra una manutenzione e l’altra. È stato osservato un comportamento adattativo di alcuni esemplari che riuscirebbero a entrare nei bacini protetti dai fili correttamente disposti. La difesa tramite reti a scacchiera, laddove praticabile, è sicuramente decisiva nel tenere il cormorano fuori dalle vasche. I limiti di tale metodo sono negli elevati costi di impianto per le aziende con vasche superiori all’ettaro e la manutenzione in casi di inverni con le reti appesantite dal ghiaccio e dalla neve.

La protezione di mangiatoie e altre strutture che possono facilitare la predazione e il mantenimento di rive scoscese sono altri metodi validi. Una soluzione unica al problema attualmente non esiste; si deve quindi mirare ad un piano di contenimento dei danni in grado di garantire un livello di protezione il più soddisfacente possibile anche per la specie stessa, impiegando tutti i mezzi legittimi ed applicabili nel singolo contesto, secondo un concetto di difesa integrata, in cui entra a far parte anche, in extrema ratio, l’abbattimento selettivo a scopo rafforzativo di un numero limitato di esemplari all’interno del perimetro degli allevamenti (Volponi S., 2000).

Recenti studi hanno infatti attestato come l’abbattimento selettivo non sia causa di un decremento della popolazione.