Stefano Bussolari
Istrice e tasso: entrambe le specie sono protette dalla L.157/’92.
L’Istrice in particolare è in allegato IV della Direttiva Habitat, è il roditore di maggior stazza presente in Ue; di fatto lo si rinviene principalmente in Italia, forse importato dai Romani dalle terre nere egizie e aree limitrofe, per fini zoologici, alimentari e circensi.
Altre fonti lo danno presente in Europa già nel tardo Pleistocene, si sarebbe poi estinto nelle glaciazioni. Per altri la sua presenza non si è mai interrotta grazie a sopravvissute colonie relitte e sussisterebbe quindi come specie autoctona.
In Italia centro meridionale gode di un buon stato di conservazione. Fino al 2011 la Via Emilia pareva il punto più a nord del suo areale peninsulare, che era soprattutto appenninico (fino a m. 800 c.a), ma poi si è stanziato in tutta la pianura della nostra regione e in Oltrepò.
La lunghezza testa-corpo è circa 50-70 cm; coda 4-8 cm; peso kg 10-20. Gli arti sono corti e robusti, dotati di abilità nello scavo e alla vita “fossoria”, con piedi brevi e larghi provvisti di 4 dita ben sviluppate con unghie corte.
Il dorso è ricoperto disopra e dietro da grossi aculei nerastri, da 3 a 30 cm, con terminazione e strie biancastre che danno alla parte aculeata un aspetto striato di bianco. Gli aculei caudali sono cavi e producono un tintinnio tipico. Testa, spalle e parti inferiori del corpo sono ricoperte da setole ruvide. Le parti superiori di testa, collo e spalle sono bruno scure, con setole biancastre che formano un collarino bianco nel sottogola; le parti inferiori del corpo e i lati delle zampe sono bruno nerastri. Se minacciato sfrega violentemente gli artigli delle zampe anteriori contro l’ostacolo più vicino, volge la testa verso l’intruso erigendo gli aculei e vibrando la coda in atteggiamento difensivo. Si nutre di vegetali, tuberi e frutti; frequenta sia macchie sia ambienti coltivati. Sono noti impatti su patata, zucca, cocomeri, meloni, cipolle, cavolo, lattuga, indivia e su colture florovivaistiche, specialmente piante del genere Iris.
I principali presidi di prevenzione ecologica erogati anche dai bandi regionali (contattare i Settori Agricoltura Caccia e Pesca della Regione) sono: recinzioni interrate, reti composite metalliche stese al suolo a coprire i bulbi interrati, repellenti chimici olfattivi da derivati organici (liquami, sangue e uova) o vegetali, basse recinzioni elettrificate e dissuasione acustica. Nel territorio regionale l’istrice, da una recente indagine a campione del 2023, risulta abbondante, con una stima di circa 18.000 esemplari in un areale che ricopre quasi tutto il territorio (dato R.E.R.).
Il Tasso è invece un mustelide eurasiatico autoctono, caratterizzato da una mascherina nera su muso bianco e dalle attitudini di escavazione in sottosuolo che in parte condivide con l’istrice. Predilige l’Appennino ma è pure specie ubiquitaria; la sua espansione nelle zone coltivate e planiziali della nostra regione è un’evidenza che risale ai primissimi anni ’90, quando i tassi furono avvistati dalle Guardie provinciali lungo l’asta fluviale del Samoggia nel persicetano.
La lunghezza testa corpo di questo mammifero è di 61-73 cm; altezza alla spalla circa 30 cm; coda 15-19 cm; piede posteriore 8,5-11 cm; peso 10-16 Kg. Denota forma robusta con corpo tozzo e basso, collo grosso, ha la testa appiattita con occhi piccoli, orecchie corte e rotonde, muso allungato e appuntito. Gli arti sono brevilinei, i piedi spessi e tozzi con cinque dita allineate nella forma plantigrada, munite di unghie sviluppate atte allo scavo; la coda è breve. I peli sono più radi nella parte anteriore, più lunghi ai lati del corpo. Ha colore grigio sul dorso, più chiaro sui fianchi e nero inferiormente. L’impronta della zampa anteriore ha una lunghezza di 5/7 cm circa, larghezza 4 cm circa. Impronta zampa posteriore lunghezza 4/5 cm fino alla prominenza centrale e 6 cm sino al tallone; larghezza cm. 3/5.
Di abitudini strettamente notturne, si ciba di vari invertebrati, soprattutto lombrichi, e piccoli vertebrati, oltre a cereali, frutti, tuberi e altri vegetali. Non disdegna le carogne e i funghi.
Nel territorio regionale, secondo un’indagine a campione del 2023, risulta abbondante, con una stima di circa 14.000 esemplari in un areale che ricopre quasi tutto il territorio (dato R.E.R.). La specie non arreca danni consistenti alle attività agricole, salvo modeste asportazioni di cereali e allettamenti dovuti al calpestio.
Se i danni agricoli di entrambe le specie sono complessivamente affrontabili, destano invece attenzione le zone di “bioturbazione” da scavo determinate dagli articolati sistemi di tane che sono in grado di allestire in sottosuolo, segnatamente in difese arginali pensili di corsi d’acqua. All’interno di argini pensili (elevati dal piano di campagna) di fiumi, torrenti e canali, all’innalzamento del livello idrico si possono verificare inondazioni da collasso del terrapieno per turbinio da piena con ingresso di consistenti masse di acqua corrente nelle entrate/uscite e camere delle tane.
Nel 2014, a Bastiglia e Bomporto (Mo), si verificò un evento alluvionale causato dal collasso arginale avvenuto in destra idrografica del Secchia. Accertamenti successivi evidenziarono che la presenza di tane di animali ad abitudini fossorie scavate sulle arginature pensili, rientravano tra le cause che hanno determinato il crollo arginale (fonte R.E.R.). Nel 2020 collassò l’argine destro del Panaro, a Gaggio di Castelfranco Emilia (Mo), che causò ingenti danni. Un famoso Ordinario d’idrologia c/o Unimore aveva pubblicato, già nel 2015, una ricerca inerente i danni apportati agli argini del Panaro dalle popolazioni di istrici (fonte: sul Panaro.Net). E’ peraltro acclarato che gran parte delle recenti alluvioni (2023/’24) siano state causate da eventi meteorici estremi, dovuti presumibilmente al climate change, che hanno provocato sormonti, tracimazioni, intasamenti e rotture delle difese, ascrivibili a una moltitudine di fattori complessi e concatenati dove l’elemento faunistico non ha rilevato significativamente. Cionondimeno porre una certa attenzione e segnalare a Regione, AIPo, Protezione Civile e Consorzi di Bonifica ogni presenza naturale che possa in qualche misura incidere sulla sicurezza fluviale è doveroso.
Le tane ipogee sono un complesso sistema di camere e tunnel che si aprono verso l’esterno in cui sia istrice crestato che tasso europeo possono coesistere, condividendo gli stessi rifugi sotterranei. Trattandosi di specie protette il loro monitoraggio e controllo è praticato esclusivamente mediante l’utilizzo di metodi ecologici e al massimo, nei tratti fluviali di Secchia e Panaro, la Regione ne consente la cattura non cruenta con apposite gabbie-trappole e la traslocazione/allontanamento degli esemplari vivi.
Se necessaria la cattura degli esemplari si colloca principalmente nel periodo settembre/dicembre evitando il periodo in cui si concentrano con maggiore probabilità le nascite (febbraio) e le fasi più delicate dello svezzamento dei piccoli (cure parentali). Nel caso in cui le tane non siano più frequentate l’intervento di chiusura delle perforazioni in argine avviene con le metodologie ritenute più idonee da parte dell’Ente gestore del tratto fluviale. Nel caso di tane ancora “attive” la chiusura avviene esclusivamente al termine delle azioni finalizzate alla traslocazione o all’allontanamento di tutti i soggetti occupanti.
Per quanto attiene le altre specie fossorie, cioè Volpe e Nutria, sono vigenti specifici piani di controllo regionali. Per le volpi è previsto il prioritario ricorso ad azioni di dissuasione, cattura e/o allontanamento da tane in argini. Se indispensabile procedere, delle operazioni di controllo è incaricato il Corpo di Polizia provinciale, che può avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi se formati, degli appartenenti ai Carabinieri forestali e ai Corpi di Polizia Locale, degli Operatori espressamente autorizzati e dei Veterinari in servizio presso la sanità pubblica previa frequenza di appositi corsi predisposti da Ispra Per l’art. 16 della L.R. 8/’94 le attività di controllo devono avvenire sotto la diretta responsabilità della Provincia o Città metropolitana di Bologna che valuta e concorre alla formazione dei Soggetti preposti.
Poiché le azioni previste nei confronti di istrice e tasso non comportano l’uso di armi, ai sensi della Delibera di Giunta Regionale E.R. 1104 del 2005, potrà essere impiegato personale, adeguatamente formato, anche non titolare di licenza di caccia. La normativa tende a raggiungere la sicurezza idraulica prestando contestualmente una rinnovata attenzione ai temi etici connessi alla gestione della fauna selvatica.





