rubrica settimanale di agricoltura,
ambiente ed economia.

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Cinghiale in costante monitoraggio sanitario

fauna e agricoltura

Stefano Bussolari

Il cinghiale (Sus scrofa, Linnaeus 1758) dai primi anni duemila ad oggi ha notevolmente ampliato il proprio areale distributivo lungo la nostra Penisola, dimostrando una grande adattabilità alle condizioni ecologiche più varie, arrivando sulle Prealpi e, più o meno occasionalmente, anche nella Pianura Padana. Ciò è avvenuto prima per esplorazione e dispersione di individui singoli in cerca di nuovi ambienti utili per disponibilità di fonti trofiche e rimesse, percorrendo da monte a valle golene, conoidi e fasce perifluviali.

Poi si è registrata una sequenziale, seppur sporadica, stabilizzazione planiziale di piccoli nuclei che trovano utile allignare, ad esempio presso ripristini ambientali, macchie, radure e corridoi ecologici creatisi anche seguito di bandi regionali discendenti da Piani di sviluppo rurale o per via di interventi riqualificativi o di consolidamento operati da enti gestori di parchi, riserve naturali o siti della Rete Natura 2000 (dove il cinghiale può incidere negativamente con l’azione meccanica e di “rooting” sulla flora protetta). 

Questa espansione è sorprendente se consideriamo la sua totale assenza, ad esempio dall’Emilia Romagna, per alcuni secoli fino agli anni ‘70/’80 del secolo scorso, quando ricomparve sulla dorsale appenninica. Tra gli ungulati è quello che ha elevati tassi di accrescimento della popolazione. 

L’interfecondità con il maiale e la concreta possibilità che qualcuno, soprattutto in un recente passato, abbia effettuato rilasci – benché in contrasto con le norme vigenti – fa sì che sia la specie solleva preoccupazioni per l’impatto negativo esercitato nei confronti di importanti attività economiche quali l’agricoltura e ad oggi l’allevamento (pensiamo alla Peste suina africana). Il virus si registrò in Italia, sul cinghiale, da gennaio 2022. La presenza fu inizialmente confermata nel Comune di Ovada (Al), da allora, l’infezione si è diffusa in parte della Liguria, del Piemonte, della Lombardia dell’Emilia Romagna e della Toscana. 

È comparsa anche a notevole distanza in Lazio, Campania e Calabria. Il primo caso di Psa in Emilia Romagna, confermata su un cinghiale selvatico rinvenuto morto nel comune di Ottone (Pc), risale al 9 novembre 2023.

Oltre al cinghiale, sono stati interessati anche allevamenti di suini; in questo senso la Sanità dell’Emilia Romagna ha isolato e risolto due casi in suini a luglio ’24 ed all’inizio di questo anno, ma al momento la situazione epidemiologica è favorevole, sotto controllo e non si registrano, al momento, altri casi in maiali allevati in Regione. 

Le misure attuate per il depopolamento dei cinghiali risalgono già al Piano Faunistico Venatorio Regionale del 2018 (in fase di rinnovo), che ha attuato un controllo della specie in funzione dei danni arrecati sul territorio. Nel 2021 è stato poi approvato il Piano di controllo Regionale, che consente la massima flessibilità di intervento senza limitazioni di orario e limite numerico di capi, permettendo l’autodifesa da parte di agricoltori e allevatori in possesso della licenza di caccia, oppure anche attraverso l’utilizzo di coadiutori di fiducia. Una misura che, solo nel primo anno di applicazione, ha consentito un aumento medio del 30% dei prelievi.

Secondo quanto previsto da una Ordinanza Commissariale le regioni hanno istituito i Got (Gruppi operativi territoriali), con il compito di contenere la specie, e sono formati da personale tecnico afferente alle Ausl e alle direzioni regionali della sanità pubblica veterinaria, dell’agricoltura e dell’ambiente, delle polizie provinciali, degli enti parco, delle Prefetture e della Protezione civile. Coinvolgere inoltre i portatori di interessi del territorio e le consulte di settore interessate (associazioni cacciatori, associazioni allevatori, associazioni di categoria dei produttori e agricoltori, ma direi pure ambientalisti e fruitori del territorio).

La categoria dei cacciatori è una delle più coinvolte, si è infatti messa a disposizione frequentando corsi di bio-sicurezza per rendere sempre più asettiche le operazioni di caccia (collettiva e di selezione) e di controllo, pure in eventuali zone di restrizione. Anche i “Coadiutori”, cioè il personale da impiegare nei piani di controllo, sono stati coinvolti nel contenere la popolazione dei cinghiali, sia per limitare i danni alle produzioni agricole, sia per contrastare la circolazione della Peste suina africana.

La distribuzione geografica

L’evoluzione della distribuzione geografica del cinghiale, tanto per ampiezza dei nuovi territori conquistati (si parla di un areale più che quintuplicato), quanto per la rapidità con cui il fenomeno si è evidenziato, ha determinato una serie di conseguenze dirette ed indotte con effetti contraddittori sul piano ecologico, sociale e amministrativo. Per i Servizi che si occupano della gestione faunistica, prima nelle Province, poi, dopo la riforma “Del Rio”, nella Regione, ritengo che il cinghiale sia il vulnus, il tema scottante per eccellenza. Ad un crescente interesse venatorio per la specie che nella nostra Regione risale alla fine del ‘900, quando furono create le squadre di caccia in forma collettiva, si contrappongono, d’altro canto, gli ingenti danni alle colture (che fino al 2022 toccavano gli 800.000 euro annui circa, su scala regionale) ed il conflitto sociale ed oggi anche sanitario che fisiologicamente ne consegue. I casi di Peste Suina Africana (Psa) che da novembre 2023 hanno interessato anche la parte più occidentale dell’Emilia-Romagna hanno indotto le autorità veterinarie e regionali a intensificare ulteriormente il monitoraggio e il controllo sul cinghiale. Le azioni erano già pianificate con il pronto dispiegamento del piano straordinario fin dal 2020. Il controllo e le misure verso la patologia virale, che non si trasmette all’uomo, è un compito precipuo dei Servizi veterinari delle Aziende USL, ma i cittadini, agricoltori e cacciatori in particolare, hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione segnalando la presenza di carcasse di cinghiali o resti di ossa animali al numero unico regionale 051 6092124, possibilmente avendo cura di georeferenziare la posizione e, se possibile, di scattare una foto.

Nel 2024 abbattuti in piano di controllo oltre 5600 esemplari

Nel corso del 2024 sono stati abbattuti in controllo circa 5.672 cinghiali, senza contare l’apporto degli abbattimenti nei Parchi (poche centinaia). Inoltre, i piani annuali di prelievo venatorio hanno ampliato la possibilità di attuare il prelievo in caccia di selezione a tutto il tempo dell’anno, fino alle ore 24. Le azioni rafforzative intraprese hanno ottenuto i primi risultati; nel 2023 sono dimezzati i danni accertati alle produzioni agricole a causa dei cinghiali, passati da 800mila a 400mila euro. Per quanto riguarda il controllo della specie negli ultimi 3 anni si è registrato un incremento superiore al 45% negli abbattimenti. A questi numeri si deve aggiungere il prelievo in caccia che è stato esteso da tre a quattro mesi nel periodo di caccia collettiva al cinghiale previsto dal Calendario regionale, non appena la normativa nazionale lo ha permesso. Nella stagione venatoria scorsa 2024/’25 sono stati abbattuti in caccia circa 10.958 capi in tutta la Regione.

Per quanto riguarda le risorse regionali a sostegno delle aziende agricole, la Giunta regionale ha previsto per ogni anno uno stanziamento medio di 1 milione di euro su tutte le specie per i danni alle produzioni agricole, che è risultato congruo alle richieste pervenute. A questa cifra si aggiungono poi le risorse rese disponibili dagli Ambiti territoriali di Caccia (Atc) sui territori di propria competenza relativamente alle specie cacciabili. Altre risorse saranno disponibili grazie alla conferma dello stanziamento annuo di 300 mila euro destinato alle aziende che intendono tutelare le produzioni attraverso l’introduzione di sistemi di difesa preventiva. Questi presidi ecologici preventivi e non cruenti devono, a mio parere, essere utilizzati, studiati e ricercate soluzioni innovative per aumentare sempre di più la loro efficacia, in ragione del fatto che il cinghiale non dovrebbe comunque essere azzerato.

Le recinzioni elettriche o in materiali resistenti sono tra le soluzioni più utilizzate per impedire l’ingresso degli animali selvatici nelle coltivazioni. La loro efficacia dipende dalla corretta manutenzione. Il costo di una recinzione contenitiva di cinghiali per proteggere vigne, oliveti, orti e colture è di circa 20, 25 euro, circa, al metro lineare. Il costo comprende i pali di sostegno, la rete in acciaio “crapal” alta almeno 1,50 m., i fili di ferro, l’escavatore per lo scavo della linea dove interrare la rete, la messa in posa dei pali e il costo del personale per la realizzazione e per il controllo durante l’anno dei reticolati per danneggiamenti notturni. La recinzione elettrica anti-intrusione per cinghiali, completa per un perimetro di 500 metri, corredata di recinto mobile, con batteria da 130 Ah della durata di circa 2 mesi, ha un costo che si aggira sui 385 euro, circa.

Va detto che l’efficacia dei recinti, specie quelli elettrici, è in funzione di una manutenzione continua che preveda il taglio raso delle foraggere o delle erbe sotto l’ultima calata, per evitare l’effetto “massa”. Sarebbe utile testare l’utilizzo di repellenti chimici a base di capsaicina, aglio, olio di pino, eucalipto, ammoniaca e disinfettanti a base di cloro. Pare che anche lo sviluppo su tutto il campo di una fitta vegetazione di coriandolo abbia ridotto i danni da “rooting” realizzati dai cinghiali. Si presume che questo accada perché l’aroma del coriandolo penetrando nel grifo disturbi l’attività di ricerca ipogea da parte dei cinghiali.

Continuare lo sviluppo della ricerca sul vaccino immuno contraccettivo GonaCon potrebbe essere un’altra frontiera. Anche la presenza del Lupo, che spesso viene guardata con sospetto, ci può essere alleata nel riequilibrio delle presenze di cinghiale. 

Per ulteriori info sui bandi per la dotazione dei presidi di prevenzione ecologica e sul monitoraggio contattare i Settori Agricoltura Caccia e Pesca della Regione suddivisi per ambiti territoriali. Per informazioni su eventuali piani di controllo contattare sempre questi Uffici e/o le Polizie provinciali o la Polizia locale della Città metropolitana.