rubrica settimanale di agricoltura,
ambiente ed economia.

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Starna Italica: il ritorno di una specie ‘discreta’ e non invasiva

starna

Stefano Bussolari

La starna o pernice grigia (Perdix Perdix Italica), è specie politipica con distribuzione prevalente nel Paleartico occidentale. In Eu alligna la specie Perdix perdix con anche una sottospecie italica, di dimensioni più ridotte che sino al 1950/’60 era ben presente in Emilia Romagna dalla media collina, sino in pianura. Le campagne con brigate naturali di questi fasianidi stanziali, dal corpo paffuto, piumaggio grigio-azzurro e castano-rossiccio tendevano all’assoluto equilibrio iconico e sistemico del paesaggio rurale tanto caro al Guercino e al Pascoli.

Con i loro fianchi striati, la tipica macchia bruna a ferro di cavallo sul petto e abitudini terricole sono una delle specie che di più ha risentito delle svolte sociali del secolo scorso.
Nella seconda metà del 900 le popolazioni in natura hanno registrato un progressivo ma inesorabile declino. C’è chi sostiene a ragione che allo stato attuale la specie con le caratteristiche genetiche originarie sia formalmente estinta in natura.
Le possibili interpretazioni del fenomeno sono:

1) ma non sono pienamente convinto, la lotta fitosanitaria negli agrosistemi che negli ultimi 60 anni avrebbe compromesso gli stock di determinati insetti e larve ricchi di metionina necessari per lo svezzamento dei pulli nelle prime tre settimane di vita.
L’abbondanza di un certo mix di insetti in primavera, periodo di presenza dei nuovi nati, sarebbe molto importante per la sopravvivenza della specie.

Altra plausibile concausa: 2) che mi persuade di più, è che la starna italica per la riproduzione e nidificazione è dipendente da ambienti rurali o incolti aperti, che la rendevano vulnerabile alla predazione (che in sé non ha mai estinto specie), ma sopratutto alla caccia di massa (1.700.00 cacciatori, picco storico, nel 1980) e allo sviluppo contestuale della cinofilia venatoria.

Se però scorriamo la letteratura tecnico amministrativa odierna dei Settori Agricoltura/Caccia della Regione la starna non è una rarissima Araba Fenice descritta da Metastasio: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Vi sono altresì periodiche determine che autorizzano piani di gestione quinquennali e piani di gestione annuali di prelievo. A cosa si deve il post fata resurgo è presto detto. Come tutti i galliformi di interesse venatorio (fagiano, quaglia, e pernice rossa) anche la starna è oggetto di ampie immissioni da stock di allevamento.

I “lanci” artificiali possono essere compiuti dagli Atc, dalle aziende faunistico-venatorie e agri turistico-venatorie nelle more del piano faunistico-venatorio, nei limiti autorizzatori e dei rispettivi programmi approvati dalla Regione. La R.E.R. prescrive in questi atti ciclici che le immissioni debbano essere effettuate secondo tempi e modalità idonei a consentire la sopravvivenza e la riproduzione della specie.

Laddove il primo requisito è soddisfabile avendo cura di evitare rilasci con temperature estreme, scegliere contesti con disponibilità di acqua, copertura e cibo; il secondo obiettivo sebbene teoricamente alla portata sconta serie difficoltà operative. Il ricorso a starne allevate è ormai ineluttabile e non è più possibile disporre di fondatori locali con pool genico, aplotipi e marcatori capaci di trasmettersi anche in parte per realizzare una evoluzione riproduttiva stabile della linea italica. La programmazione delle immissioni deve ciononostante avvenire con contingenti proporzionali all’estensione del territorio vocato, alla densità di animali già presenti e comunque con valori progressivamente decrescenti nell’arco di validità del piano, al fine di favorire il passaggio a un modello gestionale ecologicamente sostenibile fondato sulla produttività naturale e sull’incremento della presenza di nuclei autosufficienti. Nel 25/26 nel bolognese il contingente immesso non superava al 50% della media delle immissioni effettuate nelle stagioni venatorie comprese tra la 20/21 e la 24/25; nel 26/27 il contingente immesso non superiore al 25% della media delle immissioni effettuate nelle stagioni venatorie comprese tra la 20/21 e la 24/25; stagioni venatorie 27/28 e 28/29: nessuna immissione.

Le proposte di prelievo non possono superare la soglia massima fissata da Pfvr, pari al 20% della consistenza post-riproduttiva. La ratio della Regione è comprensibile ma sconta l’antinomia che questo lavoro a step delicatissimi avviene in ambiti dove si pratica la caccia e difficilmente alla fine dei piani ci sarà un utile netto di soggetti autosostenuti. Dato l’attuale status della specie, ritengo che la semplice protezione da Calendario e da piani regionali non sia sufficiente alla ricostituzione di popolazioni autonome. Nelle aree a elevata idoneità ambientale e trofica (da adulta si nutre di semi, germogli e bacche) le reintroduzioni si dovrebbero accompagnare ad un periodo di tutela assoluta e divieto di caccia., almeno alla specie target.

Posto il ricorso alle starne allevate come ineluttabile nei progetti di reinserimento, l’allevamento deve giocoforza informarsi alla produzione di esemplari di qualità, che ancora conservino almeno in parte la biodiversità genetica “italica”. In questo senso una speranza è il progetto Life Perdix (2019/’24 ma ancora in osservazione) che si propone di restituire in natura starne italiche mediante analisi genetica, allevamento e reintroduzione di popolazioni vitali all’interno del sito R.N. 2000 “Valle del Mezzano” (ZPS) ubicato nel delta Po ferrarese. Fino al 1980 erano presenti fino a 12.000 starne in questi 18.000 ettari oggi protetti. Il progetto, coordinato da Ispra con un partenariato che è riuscito a creare, in ambito scientifico, un inedito e interessante legame tra mondo agricolo, venatorio e ambientalista, abbattendo i muri culturali che sovente ostacolano la reciproca collaborazione. Qui si è avviato un programma di reintroduzione attraverso l’identificazione e la conservazione di linee genetiche presenti in campioni storici. Le starne provenienti dal pregevole allevamento Aris (Azienda Regionale) di Castelvetro (Modena) tendevano a questi requisiti. Il vicepresidente Rodolfo Orsini continuò meritoriamente anche dopo il 1993, anno in cui Aris fu dismessa, con iniziativa imprenditoriale sua a mantenere la produzione garantendo la conservazione di linee genetiche del taxon italico. Fornì poi dall’inizio cospicui contingenti di giovani soggetti al Comando Carabinieri Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari che partecipava al progetto life mettendo a disposizione il Centro Faunistico di Bieri (Lucca).

Da questa struttura di eccellenza con notevole esperienza di allevamento e reintroduzioni dopo un certo periodo le starne selezionate furono trasferite nel Mezzano. In tutti i tipi di immissioni il ruolo di controllo del Servizio Veterinario pubblico è poi cruciale per monitorare eventuali problematiche tra cui zoonosi (es. Aviaria H5N1) e virosi (es: Malattia di Newcastle).

Concluderei che l’unica speranza di risentire il richiamo gutturale “kirr-ik’’ sta nei successi, nella qualità e nell’irradiamento di progetti come il capofila e pilota Life Perdix. A fine 2024 si stimavano almeno 3.415 coppie di starne italiche, con un successo di riproduzione che si attestava al 57%. Un risultato straordinario che fa del progetto un esempio per future reintroduzioni in ambienti idonei protetti Il territorio ne godrebbe in termini di biodiversità e per la conservazione della sottospecie potrebbero essere messi a disposizione i ripristini ambientali messi in campo dalla Cia in alcune aziende associate.