"in onda" Trasmissioni 2017

Puntata nr. 9 del 25/06/2017

In questa puntata...

Patate di Montese e Castel D’aiano, danni da cinghiali e istrici, siccità

Istrici devastano coltivazioni di patate a Montese e Castel d’Aiano

Pungenti ma soprattutto insidiosi e ghiotti di patate: sono gli istrici, animali selvatici che popolano soprattutto l’Appennino e che da alcuni anni la loro elevata densità sul territorio sta creando grattacapi ai produttori che oltre a mal sopportare le incursioni dei cinghiali hanno a che fare anche con questo selvatico. La denuncia corale viene dagli stessi agricoltori che segnalano come il numero di questi esemplari sia aumentato enormemente e che cibandosi dei tuberi arreca talvolta più danni dei cinghiali, peraltro presenti in gran quantità.

Paolo Vitali, 38 anni, pataticoltore con oltre 4 ettari a Castel d’Aiano coltivati col metodo biologico, ma che conduce altri terreni anche nel confinante territorio di Montese con indirizzo, oltre che pataticolo, anche cerealicolo. “Da quando ho seminato le patate è stato un continuo susseguirsi di incursioni e danni provocati dall’ istrice - racconta – oltretutto devo lottare anche con la burocrazia che ruota attorno ai meccanismi di richiesta di prevenzione e di risarcimento dei danni, trattandosi di specie protetta.
Quest’anno – continua il giovane agricoltore - sono stati particolarmente invasivi e pur non mangiando il tubero lo rovinano scavando alla base delle radici e compromettendo le patate con le unghie e deprezzano la patata. In una notte riescono a devastare 10  - 20 metri quadrati di coltura”.

Paolo Vitali, agricoltore

La siccità sta compromettendo le piante di patate

Matteo Franzaroli, produttore di patate e orticoltore, condivide alcuni aspetti con Paolo Vitali: entrambi hanno terreni nei territori di Montese e Castel D’Aiano, coltivano patate, subiscono danni da animali selvatici e soprattutto accusano la prolungata siccità che sta mettendo a rischio la produzione 2017. “Sono più di 50 giorni che non vediamo una goccia d’acqua - dice Franzaroli – dopo essere usciti da un inverno inesistente che non ha consentito ai terreni di incamerare acqua. Se nel giro di una settimana non piove - aggiunge - rischiamo di raccogliere meno della metà dei tuberi. Le piante sono rimaste di taglia bassa e i tuberi sono di piccola pezzatura a causa della carenza idrica: non abbiamo possibilità di irrigare quaindi possiamo sperare solo nella pioggia”

Matteo Franzaroli, agricoltore
Claudio Rossi, Cia Vignola e Montese

 

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